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Capoluogo di provincia dell'Abruzzo (Chijtë in dialetto) popolato da quasi 60000 abitanti, situato nella parte centro-orientale della regione, a 330 metri sul livello del mare, sorge su una collina che divide le acque del bacino del fiume Aterno-Pescara (a nord) da quelle del fiume Alento (a sud). La città è costituita dalla parte antica, situata appunto sul colle, e dalla parte nuova, adagiata nella vallata a nord della collina ed estesa fino all'argine destro del fiume, la quale si è sviluppata seguendo prevalentemente l'impronta dell'antica via Tiburtina Valeria che la attraversa. Gode di una favorevole posizione geografica, sia perché vicina alla riviera adriatica ed alle masse montuose della Majella e del Gran Sasso in una varietà di panorami unici per ricchezza e varietà di paesaggi, sia perché vicina alle principali reti di trasporto del versante adriatico del Centro Italia (autostrade A14 ed A25, tratte ferroviarie adriatica ed appenninica, aeroporto d'Abruzzo). La città si estende su due livelli Chieti Alta e Chieti Scalo, quest'ultimo un agglomerato urbano sorto intorno allo scalo ferroviario e popolata sopratutto dai numerosissimi studenti universitari che frequentano il Campus dell'Università Gabriele d'Annunzio. Il clima, di tipo temperato-fresco collinare, beneficia degli influssi di origine marina (distanza dal mare meno di 20 km), ma al contempo risente dell'influenza della Majella, da cui dista circa 25-30 km. Il topoclima della parte alta è molto particolare rispetto non solo ad altre zone della regione, ma anche ad altri quartieri di Chieti, come lo Scalo. Il centro della città sorge su di una collina, e questo fattore influenza pesantemente l’andamento termico ed igrometrico. D’inverno, ma anche d’estate, le temperature minime sono molto mitigate in caso di irraggiamento da cielo sereno notturno, con l’effetto di isola di calore che si somma a quello del mare portando a valori mediamente di 6-7°C superiori rispetto a fuori città, soprattutto alle zone pianeggianti, e di 3/4°C rispetto ad altri quartieri più "continentali" (dovuti anche al fatto che ci sono delle colline che possono proteggere dall’influenza marittima). Di giorno le massime sono simili a quelle fuori città in inverno, mentre d’estate la brezza pomeridiana porta spesso a mitigare la calura nelle ore centrali della giornata (anche in questo caso ci possono essere valori di 4-5°C inferiori ad altre zone urbane riparate dalla brezza). I valori di umidità diurni non sono mai elevati per la felice posizione sul colle, che rende la parte alta della città molto ventilata. Essendo sulla cima di un colle, dunque Chieti risente solo parzialmente dei fenomeni di inversione termica che si hanno invece nelle vallate circostanti, dove le brinate e le gelate invernali, unite spesso a foschie o banchi di nebbia, sono molto frequenti malgrado la minore altitudine. Le temperature non sono né eccessivamente elevate, né troppo rigide: pertanto nei mesi di gennaio degli anni 1987-2006 si è avuta una temperatura media di 6,8 °C , con le minime di 4,9 °C e le massime di 8,8 °C ; nel gennaio del 2007, che sarà ricordato a lungo per le forti anomalie termiche verificatesi in tutto il continente europeo, si è avuta una media di 10,2 °C, con un aumento di 3,3 °C rispetto agli ultimi vent' anni , e con una media delle minime di 7,7 °C e una media delle massime di 13,0 °C. Nel mese più caldo (luglio) la temperatura minima si aggira sui 21 °C, mentre la massima sui 26-27 °C, e durante i periodi più caldi può succedere che di notte il termometro non vada neppure al di sotto dei 27 °C, proprio a causa della posizione collinare, che riduce le escursioni termiche. Di giorno invece si possono raggiungere valori massimi anche di 35-36 °C. Il clima della parte alta di Chieti è soggetto di studi approfonditi, e grande merito va, lo ricordiamo, al dottor Stefano Calabrese, teatino, che oltre ad essere un ematologo di grande qualità coltiva la passione del meteorologo con una strumentazione moderna e adeguata alla bisogna. Dall'analisi di numerosi dati, reperiti presso di lui o anche agli uffici del Comune, le temperature minime notturne invernali hanno fatto registrare dei valori notevolmente alti, che sono forse pari solo a quelli del promontorio di Vasto: infatti non risulta che la minima assoluta notturna sia mai scesa al di sotto dei -5,5 °C dell'8 gennaio 1985, mentre nel circostante territorio in tempi ormai remoti si è potuti giungere a punte anche di -10 °C e oltre. Le precipitazioni sono relativamente abbondanti (circa 1000 mm annui) grazie alla buona esposizione del rilievo alle perturbazioni, prevalentemente N-occidentali e N-orientali e concentrate soprattutto nel tardo autunno. Piuttosto piovoso risulta anche il mese di gennaio, per via del contrasto che spesso si crea fra aria temperato-umida proveniente dai quandranti occidentali e aria più fredda e secca da nord-est: dai dati del dott. Calabrese il gennaio più piovoso risulta quello del 2003, con 17 giorni di pioggia e 233 mm caduti, mentre da altre informazioni risulta che più piovoso sia stato il gennaio del 1940 con 240 mm. Per contro nel gennaio 2007 vi sono stati soltanto 19,6 mm di pioggia, ma il meno piovoso in assoluto risulta essere stato quello del 1990, con appena 2,2 mm caduti in soli 2 giorni di pioggia. In inverno la neve può cadere abbondante, come testimoniato dal recente episodio del gennaio 2005, per l'arrivo delle perturbazioni dall'Est europeo. Nel 2007 la neve non si è vista per niente, nemmeno nella parte più alta della città, ma ciò costituisce, almeno si spera, un evento isolato. Una certa secchezza e scarsità di precipitazioni si può riscontrare alla fine dell'inverno, per la prevalenza di perturbazioni occidentali che si infrangono contro le montagne portando piogge solo sul litorale tirrenico, ma le piogge riprendono copiose in aprile, maggio, per poi decrescere notevolmente e toccare i minimi annuali nel mese di luglio, in cui il bel tempo è interrotto solo a lunghi intervalli da piogge e temporali, soprattutto pomeridiani, causati da depressioni cicloniche che dal nordatlantico valicano le Alpi, sfaldando il regime dominante di alta pressione. Verso la prima metà di settembre ricomincia a piovere notevolmente, e i picchi massimi annuali di precipitazioni si registrano fra novembre e dicembre. Data la posizione collinare il vento è spesso intenso, ma al contempo mitiga le temperature estive, rendendo la parte alta della città priva dell'afa regnante nella vallata. Inoltre i valori di umidità diurni non sono mai elevati. Chieti è fra le più antiche città d’Italia, molto probabilmente persino più di Roma e le sue origini storiche si confondono con la mitologia; si narra infatti che essa fu fondata dall’eroe Achille, che la chiamò Teate in onore di sua madre; l’eroe è infatti rappresentato, nello stemma del Comune, su di un cavallo rampante, mentre regge una lancia ed uno scudo su cui è raffigurata una croce bianca su campo rosso con quattro chiavi, che probabilmente rappresentano le quattro porte d’ingresso dell’antica Chieti. Altre nozioni sulle leggendarie origini di Chieti ci narrano che essa fu fondata dai Pelasgi in onore della ninfa Teti; secondo gli scritti del Nicolino essa fu invece fondata da Ettore nel 1247 a.C., ben 494 anni prima della nascita di Roma; ancora, secondo lo storico greco Strabone, la città fu fondata dagli Arcadi e inizialmente denominata Tegeate. Quel che è certo è che Chieti, l’antica Teate Marrocinorum, fu la capitale del bellicoso popolo dei Marrucini, che si distinsero per i duri combattimenti contro Roma conclusi con un trattato di pace; da quel momento i Marrucini divennero fedeli alleati dei Romani, offrendo loro appoggio militare in numerose ed importanti battaglie (contro Pirro, contro i Galli Cisalpini, contro Perseo, contro Annibale ed Asdrubale). Partecipò al Bellum Civile, dove perse la vita il grande condottiero marrucino Asinio Herio. Nel 91 a.C. Chieti entrò definitivamente nell’orbita romana: fu eretta a Municipio e divenne il principale centro economico della regione arrivando a contare oltre 60.000 abitanti, una popolazione di tutto rispetto per l'epoca. A seguito del crollo dell’Impero Romano, Chieti fu distrutta dalle ondate barbariche di Visigoti ed Eruli, ma tornò ad avere un ruolo predominante sotto la dominazione dei Longobardi che la fecero Gastaldato di dominio regio, finché non fu distrutta da Pipino e rimase per due secoli alle dipendenze del Ducato di Benevento. In seguito, sotto il controllo dei Conti Normanni, la città tornò a conoscere popolosità e dinamismo e continuò a far valere il proprio ruolo di preminenza anche sotto la dominazione sveva. Con gli Angioini e soprattutto con gli Aragonesi, conobbe un ulteriore periodo di grande sviluppo e fu posta a capo di tutti gli Abruzzi con diritto di battere moneta propria. Nel Seicento assunse la conformazione urbanistica che fondamentalmente ancora oggi la contraddistingue e che fu favorita dal potere ecclesiastico che in epoca di Controriforma si prodigò nella costruzione di imponenti edifici, tra cui il Palazzo del Seminario Diocesano, che si aggiunsero ad altre importanti opere erette principalmente il secolo prima (Torre Arcivescovile, ammodernamento della Cattedrale di San Giustino). Nel 1656, a seguito di una grave epidemia di peste, la città vide ridurre drasticamente i cittadini eletti del Parlamento teatino, i quali avevano il compito di eleggere il Camerlengo e i Magistrati, che erano i principali addetti alla pubblica amministrazione. Nella seconda metà del XVIII secolo tornò a svilupparsi un certo dinamismo, soprattutto culturale, che portò all’istituzione di scuole ed accademie (in questo periodo lo storico e poeta Federico Valignani fonda la nota Colonia Tegea) con conseguente incremento dello sviluppo del patrimonio artistico. Nell' Ottocento ebbe inizio l’occupazione francese, nonostante il popolo teatino fosse stato tra quelli che più ardentemente avevano espresso posizioni antifrancesi; nel 1806 i Francesi costituiscono la citta in piazzaforte, arricchendola di nuove strutture amministrative. Nel periodo risorgimentale molti teatini si distinsero per il loro contributo alla lotta per l’unificazione e molti di essi pagarono col carcere e la persecuzione, ma infine, nel 1860, la città accolse in modo trionfale il Re Vittorio Emanuele II proclamando la sua annessione al Regno d’Italia. In epoca storica recente la città di Chieti si è distinta per la notevole evoluzione urbana che si è compiuta soprattutto nella zona dello Scalo, il cui sviluppo industriale è stato ed è molto fiorente ed ha permesso a Chieti di inserirsi di diritto fra le più importanti realtà economiche d’Abruzzo. Ciononostante l’incremento economico della città ha ancora ulteriori e notevoli margini di miglioramento in attesa di trovare sviluppo tramite politiche più dinamiche e moderne. Tratto da WIKIPEDIA |
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